Editoriale

C’è ancora un posto per il prete?


Il Padre ha generato il figlio ed il figlio ha generato il sacerdote!

C'è ancora un posto per il prete? Alle soglie del nuovo millennio, c'è ancora un posto per il prete? La risposta affermativa dei cattolici è ovvia. Ma non altrettanto è il veder affiorare un'opinione analoga anche da parte di studiosi laicisti e da numerosi esponenti del mondo intellettuale italiano. 1 La disponibilità a riconoscere nella missione del prete un rimedio alle delusioni che la cultura e la società contemporanea hanno provocato nell'uomo dei nostri giorni è documentata da recenti analisi antropologiche e sociologiche.

Nonostante sia l'indifferenza a permanere quale atteggiamento prevalente in materia di fede, l'anticlericalismo e l'ostilità preconcetta di un tempo nei riguardi dei sacerdoti sembra aver ceduto il passo. Certamente resiste qualche voce isolata, qualche intellettuale, forse erede degli ideali illuministi, che proclama un supposto anacronismo del prete. Ma certamente la visione di insieme appare opposta. 2 Una valutazione particolarmente interessante e oggettiva, sia sul piano apostolico che sociale, viene data da Francesco Alberoni: "A Trento, una volta, alcuni studenti mi avevano disgustato scrivendo che la rivoluzione sarà compiuta quando l'ultimo prete verrà impiccato con le budella dell'ultima suora. Come deve essere difficile il mestiere di prete oggi! Anche solo decidere di diventarlo. Perché, adesso a differenza di un tempo, è veramente uscire dalla società pur rimanendovi. È rinunciare. È affrontare lo sconcerto degli altri, il ridicolo, la solitudine. Chi fa quel passo entra in una dimensione eroica, di annientamento di sé e di dedizione. Ci sono molti meno preti oggi, e molte meno suore. Ma sono migliori. Li troviamo in tutti i luoghi in cui la società fallisce, dove gli esseri umani soffrono. Dove gli economisti, i politici, i servizi sociali perdono la speranza. Allora arriva il prete. Magari da solo. Lui non si aspetta grandi risultati. Non ha obiettivi, traguardi, target, scadenze, bilanci. Lui fa semplicemente tutto ciò che può. E vi spende la sua vita. Lo abbiamo visto di fronte alla droga. Erano imponenti le USL, erano imponenti gli psicoanalisti, erano imponenti i magistrati. Ma il prete non si è arreso. Si è tolto la tonaca per non dare fastidio ai non cristiani, ha organizzato una comunità terapeutica mettendo a frutto la lunga esperienza della Chiesa con i ragazzi, il grande sapere accumulato nei secoli sulla vita in comunità. Ed ha fornito un modello che poi gli altri hanno potuto adottare. Li abbiamo visti tutti in Africa, nei paesi più poveri, dove domina la fame e la morte, curare bambini e vecchi, quelli di cui nessuno si sarebbe occupato. Come ha fatto madre Teresa di Calcutta in India. Ma vi sono migliaia di suore come lei, sconosciute, anonime. È un riconoscimento che noi dobbiamo loro per giustizia, un riconoscimento del loro ruolo umilissimo e prezioso nel mondo della razionalità tecnica e del dionisiaco". 3 La necessità di ricollocare il prete nel mondo della cultura, mantenendo il suo ruolo proprio è stata sicuramente evidenziata da Sergio Quinzio. Secondo il defunto saggista, la ricerca dell'esperienza religiosa autentica non è affatto estranea al mondo intellettuale laico: "Non posso far nomi, ma so di uomini di cultura che chiedono: dimmi se c'è un prete santo da cui posso andare. Si trovano seduti per terra. Noi uomini di fede non abbiamo la forza di sfruttare il bisogno di fede nei laici. Noi siamo stanchi, siamo tentati di ridurre tutto a un'etica sociale. I laici faticano a vedere le grandi verità religiose, incarnazione, Trinità, giudizio finale, senso del peccato. C'è una riduzione della fede a etica: ma questo è poco". 4 Ma quali sono i principali elementi che costituiscono, non solo secondo la valutazione degli intellettuali, la figura del "prete santo", che sa parlare al cuore? Può corrispondere a quella di "un discepolo di Gesù, una figura umile e vera, pulita e trasparente, talvolta ornata di cultura, altre volte di piccolo rilievo umano e di scarsa influenza; senza esibizionismo, dissenso e contestazioni conclamate, come si conviene a chi è stato chiamato a un servizio di unità nella carità; non formalista, non servile, incline, per sensibilità e disponibilità personale, al dialogo dell'amicizia e della collaborazione e a qualsiasi iniziativa di bene; nutrito, per prolungata consuetudine, della sapienza, che è la dottrina di Cristo e della Chiesa, sa proporla ai detentori del sapere umano per le vie misteriose del cuore". 1 "Non sono forse i più noti, i più applauditi, i più di moda: ma lavorano seriamente ed esemplarmente. Non si presentano facilmente sul palcoscenico, ma proprio per questo la gente li apprezza e li segue, riconoscendo in loro dei veri pastori. La formazione di uomini di questo tipo, la loro destinazione ai punti chiave della comunità cristiana, l'instaurazione di un sistema di organizzazione ecclesiastica nel quale sia possibile per tali uomini avere largo spazio per svolgere la loro azione, benefica, pur fra le tribolazioni che sono inerenti alla economia della santificazione e comportare dalla theologia crucis, resta uno degli obiettivi da perseguire nell'opera di riforma strutturale e spirituale che è, ancora oggi, nei programmi della Chiesa derivati dal Concilio Vaticano II". 5 Ci sentiamo di poter concludere che, il denominatore comune a tutte queste personalità sacerdotali non può essere che l'Amore: quell'Amore autentico che, per imitazione di Cristo, sa farsi carico del prossimo.
 

G.B.

 

 

1 Cfr G. Mucci, "Il nuovo interesse degli intellettuali italiani per il prete", in La civiltà cattolica, maggio 1998 II 332-339
2 Cfr F. D'Agostino, "La dimensione metasociologica del sacerdote", in Communio, Settembre-Ottobre 1981, 89-95
3 F. Alberoni, "Dove la società fallisce il prete non s'arrende mai", in Corriere della Sera, 25 giugno 1990, I.
4 "Quinzio: "Quanti laici in cerca di un prete santo"", in Avvenire,
5 gennaio1993, 15 5 R. Spiazzi, "Ombre e luci di questa nobile santa Chiesa oggi. Sintesi di conversazioni pastorali con giovani teologi", in Santa doctrina 36 (1991) 131. Esemplare di tali preti resta Don Orione. Cfr A. C. Jemolo, Gli uomini e la storia, Roma, Studium, 1978, 128-132. "Lasciate per 20 anni senza un prete un villaggio. Vi cresceranno le bestie" St. Jean Marie Vienney, curato d'Ars

 

 

 
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