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PRESENTAZIONE
Lassù sulle cime L’apostolo Paolo distingue gli uomini in naturali e spirituali. I primi sono creature fisiche e psichiche mentre i secondi, oltre la natura fisica e psichica possiedono il Pneuma (Spirito), cioè hanno ricevuto in dono una vita soprannaturale che «coabita» con la psiche (= anima umana). Questi sono detti i Figli di Dio, scaturiti dalla redenzione di Cristo.
L’uomo spirituale, ci spiega san Paolo, è toccato dal cielo ed ha il cielo in eredità, perché fruisce della vita divina.
Dunque la vita eterna è solo nella persona che l’ha ricevuta dall’alto. Insegna l’evangelista Giovanni, riportando le parole del Battista: «Colui che viene dall’alto è al di sopra di tutti ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra...» (Gv 3,31).
Ci si rende facilmente conto di come, quando la terra è toccata dal cielo, la creatura terrena diventa cielo... In questo libro vi racconterò l’avventura di sette giovani palesemente toccati dal cielo e vissuti sulla terra appena quindici, diciassette, diciotto, diciannove e trentadue anni.
Alle care Mamme dei Ragazzi in Cielo con il pensiero rivolto ai santi giovani che vivono in paradiso dopo aver «lavato le vesti nel sangue dell’Agnello» (Ap 7,14)
Sono storie struggenti e assolutamente vere, dove l’esperienza
«pneumatica» ebbe sovente per scenario un monte e come momenti fatali quei «tempi forti dello Spirito» che sono le esperienze spirituali.
Antoine, Gianfranco, Christian e Gigi per esempio, ebbero in comune il monte Thabor (m 3200) che sorge in cima alla Valle Stretta, in alta Val di Susa, già territorio francese.
Lassù c’è un’antica capanna di minatori che sorge sulla falda del monte, trasformata fin dal 1956 in un modestissimo e spoglio rifugio alpino aperto ai giovani della periferia sud di Torino. Si chiama «La Maison des Chamois»: la Casa dei Camosci.
Dopo la morte di un animatore di nome Gianfranco, avvenuta per un banale incidente a cinquanta metri dalla casa nel lontano 1980, si costruì lì nei pressi un’alta Croce sormontatada una stele in bronzo che riporta incise le parole dell’Apocalisse: «Questi sono puri come vergini e seguono l’Agnello dovunque vada. Sono scelti tra gli uomini per essere primizia offerta a Dio ed all’Agnello» (Ap 14,4).
Su quella Croce si incidono continuamente nomi di ragazzi che passarono per quelle esperienze ma per i quali poi, per un misterioso disegno della Provvidenza, la vita è stata avara di anni perché malattia o incidenti vari ne hanno concluso presto l’esistenza terrena.
Oggi i nomi incisi sono circa duecento: è per questo che si chiama «Croce dei ragazzi in cielo» (Croix des garçons en ciel), meta del continuo pellegrinaggio di amici, genitori, parenti...
Il grande papa Giovanni Paolo II conobbe la storia dei «garçons en ciel» e dei ragazzi che salgono in ritiro su quel monte. In occasione del suo viaggio pastorale alla Chiesa che è in Susa, il 14 luglio 1991, il Santo Padre, accogliendo la preghiera del vescovo monsignor Vittorio Bernardetto, volle benedire la stele, la nuova Croce alta otto metri e tutti i garçons lassù ricordati, indirizzando un commovente messaggio
alla gioventù «che su quei monti, durante l’estate, vive i tempi forti dello Spirito...».
C’è di più: nel luglio del 2003, due anni prima della sua dipartita da questo mondo, in occasione dell’annuale convegno estivo ai piedi della Croce, il grande Pontefice inviò ai giovani un breve affettuoso messaggio, accompagnato da un prezioso calice perché si celebrasse con esso la santa messa dei «ragazzi in cielo». Il tramite fu il carissimo don Renato (il vescovo mons. Renato Boccardo che fu per anni accanto a Giovanni Paolo II in umile servizio).
Il messaggio diceva così: «Giovani carissimi; su questo monte e a questa santa Croce dei “ragazzi in cielo” salite sempre numerosi per conoscere e amare Dio. Poi ridiscendete pieni di forza e di entusiasmo per dire Dio, fortemente e coraggiosamente a tutte le persone che incontrate!».
Va ancora detto che tutti i sette giovani (cinque maschi e due femmine) in vita furono esemplari animatori di gioventù delle parrocchie o dei loro compagni di liceo. La grazia del Signore permetta a queste pagine di essere messaggere di speranza soprattutto per i tanti genitori sofferenti per la morte prematura dei figli.
Ai ragazzi e alle ragazze del nostro tempo: possano essere un cordiale stimolo a vivere l’adolescenza da giovani forti e testimoni coraggiosi.
DON PAOLO
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